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Shock Advertising, le pubblicità horror

Halloween è arrivato e lo celebriamo con un po’ di Shock Advertising, come le pubblicità possono mandare messaggi ad alto impatto emotivo, o spaventoso in questo caso.

L’horror nello Shock Advertising non manca mai, non solo nel periodo di Halloween. In questo caso però è un’ottimo contesto per spiegarvi cos’è, e come funziona con qualche spaventoso esempio.

La TV di solito non permette campagne pubblicitarie di questo tipo per evitare di mostrare immagini troppo crude, al contrario delle campagne “online” e “outdoor”.

Ambedue invece sono solitamente terreno fertile per sensibilizzare l’opinione pubblica su certi argomenti scottanti e delicati. Di certo il primo pensiero è di trattare la comunicazione di questi temi con i guanti bianchi, ma di solito si fa l’opposto.

Perché si fa Shock Advertising

Semplice, più la pubblicità ha un alto impatto emotivo, più viene ricordata dal pubblico. Ma cosa si pubblicizza con lo shock advertising?

Si conduce una campagna ad alto impatto emotivo di solito per le Pubblicità Progresso, con l’intento di sensibilizzare, migliorare la società.

Alcuni esempi sono: la sicurezza stradale, la violenza su donne e bambini, i disastri ambientali, droga, fumo e alcool.

Altre volte invece si usa una Shock Advertising per promuovere qualcosa ai fini commerciali, alcuni Brand lo fanno spesso.

In questo caso però il pubblico non accetta sempre di buon grado quello che vede e queste campagne possono essere controproducenti.

Come si fa a creare l’impatto emotivo?

Ci sono due principali tecniche di Shock Advertising:

  • La Fear Aurosing Appeal, che gioca molto sulla paura della gente, sulla mancata osservanza di alcune raccomandazioni o sugli effetti negativi scaturiti da un’azione.
  • L’altra è la Yobbo Advertising, questa tipologia di pubblicità sfrutta immagini molto forti, volgari, oscenità o ribrezzo, o qualsiasi altra emozione (negativa) per scuotere la sensibilità umana.

Queste Shock Advertising funzionano?

Nel caso in cui si utilizzano per diffondere messaggi destinati alla sensibilizzazione della società, anche se il contenuto ha un alto impatto emotivo è accolto in maniera positiva.

L’osservatore dopo molto tempo ricorderà la pubblicità e anche il messaggio intrinseco che essa portava con se.

Se invece questo tipo di comunicazione è usata per scopi commerciali, per sponsorizzare un prodotto o servizio?

In questo caso, non solo perde di efficacia, ma può destare fastidio ed essere considerata come ingiustificata provocazione.

L’ osservatore magari ricorderà la pubblicità ma di certo non il Brand per il quale era stata creata, e questo non è di certo il fine ultimo della pubblicità.

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